| www.laboratoriodiscultura.com |
| Copie e riproduzioni artistiche in gesso "Acquista on line" |
| Spedizioni per: Italia - Austria - Belgio - Danimarca - Francia - Germania - Lussemburgo - Olanda - Portogallo - Regno Unito - Spagna - Svezia - Svizzera. I costi sono su ogni singolo articolo. |
|
Tel. + 39 11 9251369 |
|
|
|
| I nostri siti internet: |
| www.laboratoriodiscultura.it |
| www.scaramellastudiodiscultura.com |
| www.gipsoteca.net |
| www.frontmuseo.it |
| www.laboratoryofsculpture.com |
| www.chalkstatues.com |
| www.laboratoiredesculpture.com |
| www.laboratoriodiscultura.com |
| www.gypsothèque.eu |
La scultura Romanica
L'espressione arte romanica venne coniata al principio
del XIX secolo per indicare la produzione artistica compresa tra la fine del X e
il XII secolo. Queste indicazioni cronologiche non sono valide allo stesso modo
per tutte le regioni, poiché in alcuni paesi, come in Francia, il romanico venne
sostituito dal gotico fin dalla metà del XII secolo, in altri invece, come la
Spagna, la Germania e l'Italia, si protrasse fino agli inizi del XIII secolo e
anche oltre.
La parola romanico induce a fare due importanti considerazioni: in primo luogo
sottolinea una certa continuità tra l'arte romana imperiale e paleocristiana e
l'arte medievale; in secondo luogo mette in luce una circostanza di ordine
storico e geografico: l'arco di espansione dell'arte romanica corrisponde al
territorio su cui si estendeva l'influenza della Chiesa di Roma, latina e
cattolica.In ciò l'arte romanica si distingue dall'arte bizantina, che
corrispondeva al dominio della Chiesa d'Oriente, greca e ortodossa; comunque, si
verificarono frequenti scambi tra questi due mondi e in particolare elementi
bizantini vennero largamente accolti dal mondo latino.
Generalmente si pensa che l'arte romanica si sia
occupata esclusivamente della produzione di opere di carattere religioso. Non è
del tutto esatto. In quell'epoca gli interessi religiosi erano certo
preponderanti e la vita eterna preoccupava molto più che la vita terrena
cosicché venne eretto un numero grandissimo di chiese di ogni categoria, dalle
cattedrali, che ospitavano la cathedra del vescovo, alle abbazie incorporate nei
complessi monastici, dalle collegiate officiate da canonici alle chiese
parrocchiali disseminate nelle più remote zone agricole e alpestri. Non bisogna
però dimenticare che, in quei secoli, nei paesi dell'Europa centrale e
settentrionale si consolidava il sistema feudale, e in Italia iniziava la
civiltà dei Comuni.
II romanico recupera dunque diverse tradizioni (romana, barbarica, orientale e
islamica) su cui predomina forte spiritualità cristiana che imprime una precisa
tendenza al trascendente. L'arte diviene strumento di conoscenza e le opere
hanno valore educativo. Con la rinascita della città sì afferma l'architettura a
cui son strettamente legate la pittura e la scultura.
La scultura italiana nel periodo romanico
Ancorché non siano mancati in Italia durante l'alto Medioevo capolavori di arte plastica, specialmente nel campo della metallurgia (quali ad esempio i rilievi dell'«altare d'oro» della Basilica di S. Ambrogio di Milano, eseguiti nella prima metà del IX secolo da Vuolvino, un orafo rappresentante la Grande tradizione carolingia), di una vera e propria scultura intesa come ricupero ed affermazione di quei valori di volumetria che in conseguenza della diffusione del gusto bizantino erano andati perduti dopo l'antichità classica, si può parlare solo a partire dagli inizi del XII secolo, cioè in corrispondenza col pieno fiorire della civiltà «romanica»
Strettamente legata all'architettura, crea forme di solida plasticità e grande senso figurativo. Nei portali i rilievi si dispongono nel grande pilastro centrale,nell'architrave e nel timpano, occupato solitamente al centro dal Cristo in Maestà. II capitello cubico accoglie episodi sacri, scene fantastiche o quotidiane. ai mestieri e ai bestiari. Le statue e i gruppi collocati sugli altari sono solitamente di legno policromo. Rifiorisce la tecnica di fusione del bronzo e si realizzano grandi porte a formelle. I temi iconografici più diffusi sono ispirati alla storia sacra, alle visioni apocalittiche, ai mestieri e ai bestiari.
In Italia, l'elemento caratterizzante è un vigoroso plasticismo che fonde le ascendenze tardo-romane alle correnti barbariche e acquista una precisa autonomia rispetto all'architettura. Si affermano le prime personalità artistiche chiaramente individuabili: Wiligelmo scolpisce nel Duomo di Modena, 1099-1106, le Storie della Genesi con toni altamente drammatici, Benedetto Antelami esegue la decorazione del Battistero di Parma, 1196/1270 con raffinato realismo. A essi si affianca l'attività dei Maestri Campionesi, attivi in varie regioni.
Capolavori di originalità ed eleganza compositiva sono le porte bronzee di Bonanno Pisano (Porta di S. Ranieri• 1180?• Cattedrale di Pisa).
Il pulpito di Guglielmo scolpito da per il duomo di Pisa tra il 1159 e il 1165, e successivamente trasferito a Cagliari per lasciare il posto al nuovo pulpito di Giovanni Pisano, segna invece un punto di svolta nella scultura romanica della Toscana, avviando un processo di sviluppo che anticipa le soluzioni di Nicola Pisano. Gli studiosi ricononscono una vera e propria "scuola di Guglielmo, influenzata dai modi e dalle forme dei sarcofagi romani.
In particolare nei portali delle chiese, contrassegnati dalla firma dello scultore, lunette e architravi rivelano accenti stilistici classici. Fra queti è l'architrave del portale maggiore di Sant'Andrea a Pistoia, che un'iscrizione permette di attribuire a Gruamonte, affiancato dal fratello Adeodato (o Deodato), e di datare al 1166.
A Pisa, nell'ambiente di Guglielmo, si formò anche Biduino che, nel 1180, scolpì l'architrave del portale della pieve di San Casciano a Settimo.
La scultura Gotica
Occupa un periodo compreso tra la fine del XII e l'inizio del XVI sec., nato nel Nord della Francia, si sviluppa in tutta Europa caratterizzandosi per il valore delle linee ascensionali (verticalìsmo), la luminosità e il realismo figurativo, per l'aglilitò e la finezza delle forme.
Nel campo dell'architetture i caratteri dominanti sono la ricerca di un equilibrio dinamico al posto della staticitò delle masse propria dello stile romanico, lo slancio verso l'alto, il verticalismo della maggior parte delle strutture dell'edificio, lo sforzo degli architetti per ridurre la costruzione alla sola ossatura portante, la scomparsa graduale dei muri che vennero sostituiti da vetrate colorate, in modo da creare un'architettura in un certo senso immateriale.
L'identità dell'artista si definisce uscendo
dall'operato anonimo, si diffonde l'uso del disegno per
progettare facciate e campanili. L'architettura mantiene il valore preminente
creando grandiose cattedrali, spazi luminosi raffiguranti l'universo del sapere.
Notevoli gli edifici monastici e i palazzi.
Le facciate rimangono il luogo privilegiato della scultura monumentale fino alla fine del XIII sec. Verso il 1170-1155 a Saint-Denis o a Senlis, si manifesta un naturalismo ancora molto idealizzato che si evolverà nel XIII sec. verso una maggiore fluidità, una maggiore eleganza (cattedrali di Chartres, Parigi, Amìens, Reìms), addirittura una maggiore espressione realistica (nell' Impero: Bamberg, Strasburgo, Naumburg). Statue isolate, Vergini dal grazioso movimento flessuoso, dai bei drappeggi, figure giacenti per i monumenti funebri che tendono al ritratto, si moltiplicano a partire dal XIV sec.
La riscoperta della natura è evidente nelle figure realistiche ed espressive cui si affiancano ancora elementi fantastici e immaginari. Si ricerca una nuova armonia di linee e volumi. Le testimonianze più significative si trovano all'esterno delle cattedrali (portali, trumeau. galleríe) dove si afferma il tipo della statua-colonna sporgente ad altorilievo con forme allungate e rigide che sottolineano la tensione verticale dell'edificio. Con la statuaria a tutto tondo la scultura diviene autonoma rispetto all' architettura. Terni più diffusi sono la Vita dì Cristo e della Vergine, i profeti e i santi, le allegorie della Virtù, i mesi e i lavori dell'uomo. Tipici sono i monumenti sepolcrali e pulpiti. Le statue sono dipinte a colori vivaci, oggi in gran parte perduti.
La scultura italiana nel periodo gotico
Nella scultura, il gotico penetrò in ritardo in Italia, e la diffusione delle forme allungate e dei ritmi avvolgenti e stilizzati delle opere francesi venne sempre ostacolata dall'antico senso plastico.
E' in Toscana, nella seconda metà del Duecento, che incontriamo la prima forte personalitò di artista: Nicola Pisano (1220 circa 1278/87) fonde questi elementi creando un linguaggio innovativo ricco di espressività. Nel Pulpito dei Battistero di Pisa si precisa il gusto naturalistico della narrazione e la ponderata scansione del volumi. II figlio Giovanni ne continua l'opera intensificando la drammaticità espressiva e adottando dinamiche linee agitate (Pulpito del Duomo di Pisa).
Arnolfo di Cambio, allievo di Nicola Pisano, predilige l'esperienza classica creando robuste figure di austera monumentalità (Carlo I d'Angiò, ca 1277).
La scultura Rinascimentale
Il termine Rinascimento definisce generalmente quel
periodo della civiltà e della cultura europea che va dai primi anni del
Quattrocento alla fine del Cinquecento e segna l'inizio della civiltà moderna.
Oggi si tende ad eliminare la tradizionale distinzione tra umanesimo,
rinascimento e manierismo e si preferisce parlare di primo secondo e terzo
rinascimento riconoscendo come unitari nella sostanza questi tre momenti, Si
tende perciò a estendere il rinascimento fino alle soglie dell'età barocca
poiché, in effetti , è solo con il XVII secolo che muta radicalmente l'orizzonte
culturale, oltre che geografico, politico ed economico, dell'uomo e muta
intimamente la sua concezione dello spazio, situandolo ora egli in un universo
illimitato e non più definibile.
Secondo la concezione tradizionale e l'etimologia
stessa della parola usata già in antico, Rinascimento starebbe a significare il
risorgere dell'arte dopo la barbarie del Medioevo, il rifiorire dello spirito e
delle forme dell'antichità classica. La critica moderna ha rifiutato questo
concetto, riconoscendo sia l'altissimo valore dell'arte figurativa medievale,
sia l'originalità e l'autonomia dell'arte rinascimentale. In effetti la memoria
dell'arte antica e della sua grandezza si era tramandata per tutto il Medioevo;
nel Duecento, anzi, con Cavallini, Nicola Pisano, Cimabue si era avuto un
consapevole richiamo all'antico.
Nella moderna e più appropriata accezione il termine Rinascimento sta dunque a
indicare la nuova condizione dell'uomo, che nel Quattrocento viene reintegrato
nei suoi più alti valori morali e nella realtà che lo circonda.
All'universalismo e al senso del trascendente medievale si oppose la piena
coscienza delle capacità razionali dell'uomo e della sua individualità, secondo
una concezione che trova riscontro nel pensiero della civiltà antica che
riconosceva all'uomo la sua autonomia e faceva della terra il suo regno. Le
origini del Rinascimento vanno infatti cercate nell'Umanesimo, che aveva avuto
alla metà del Trecento il suo grande iniziatore nel Petrarca. La riscoperta
della cultura classica che aveva riportato l'attenzione sull'uomo e sulla vita
terrena, facendone la realtà dominante, provocò un mutamento fondamentale nel
modo di considerare i fini e i destini dell'umanità e conseguentemente
nell'impostazione e nella risoluzione dei problemi filosofici. In questo periodo
la filosofia si separava dalla teologia e diventava la scienza dell'uomo e della
realtà, e, in seno alla filosofia, nasceva lo studio autonomo della natura, cioè
la scienza di cui Leonardo e Galileo definiranno i particolari strumenti di
ricerca. L'Umanesimo, che sta alla base della nuova civiltà rinascimentale, non
negava tuttavia i valori della religione: grazie alla riacquistata autonomia
intellettuale e spirituale l'uomo poteva anzi conseguire un continuo
perfezionamento e arricchire la propria personalità e la propria vita interiore.
IL QUATTROCENTO
Iniziatore del Rinascimento, rinnovatore nel campo dell'architettura fu ritenuto già dai contemporanei Filippo Brunelleschi (1377-1446), A lui è dedicata la prima biografia che sia mai stata scritta di un artista, sicura testimonianza dell'importanza determinante che si attribuiva alla sua opera e alla sua personalità. Brunelleschi gettò le basi della prospettiva e ritrovò il modo di murare degli antichi e le loro simmetrie che avevano a lungo indagate con spirito rigorosamente critico sui monumenti di Roma.
Lorenzo Ghiberti e la Porta del Paradiso, rappresenta il primo trapasso dalla tradizione gotica alla nuova civiltà del Rinascimento
ll vero rinnovatore della scultura fu Donato di Niccolò di Betto Bardi detto Donatello (1386-1466), il più grande scultore del Quattrocento e una delle massime personalità di tutti i tempi.
Scultore pienamente rinascimentale fu Luca Della Robbia, creatore di una delle botteghe più celebri e attive del tempo. La sua fama e la sua fortuna è legata soprattutto alle terrecotte inventriate secondo una tecnica da lui inventata.
Anche durante la seconda metà del Quattrocento Firenze seguitò ad essere il più focolaio della scultura italiana sia per le molte notevoli personalità creatrici che vi nacquero o vi si formarono ed operarono, sia per la straordinaria varietà e l'originalità di accenti con le quali esse svolsero la lezione novatrice di Donatello volgendola a novi orientamenti di stile. Questi si manifestarono soprattutto, e con esiti altissimi, nell'opera di sue artisti che furono anche pittori, Antonio del Pollaiolo e Andrea del Verrocchio.
La scultura Barocca
II termine « barocco » deriva dalla filosofia medievale, nella quale sta a indicare un sillogismo particolarmente complesso; lo riportò in vita la critica d'arte del Settecento, di tendenza neoclassica, adottandolo col significato di astruso, strano, « superlativo del bizzarro » (Milizia), per indicare quella corrente artistica formatasi a Roma verso il 1630 e che fa capo a Bernini, a Borromini, a Pietro da Cortona, artisti caratterizzati da un'accesa fantasia e da un'esuberante empito vitale.
II barocco fu anche l'arte della chiesa trionfante, la quale, uscita dall'austero clima tridentino, volle celebrare la sua vittoria sulla Riforma con basiliche grandiose, ornate da vastissime pitture murali, intese a esaltare i dogmi della fede ritrovata e a celebrare i nuovi santi, ma anche a rispecchiare la potenza terrena della Chiesa. La nuova arte coincideva inoltre con il senso di grandiosità e di fasto delle grandi famiglie principesche. In un clima di rinnovata libertà, gli artisti diedero vita a soluzioni originalissime, spesso imprevedibili: « È del poeta il fin la maraviglia », secondo l'asserzione del Marino.
La scultura italiana nel periodo barocco
La prima grande personalità dell'arte barocca è Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), grande architetto e scultore, ma anche pittore e scenografo. Dal felice incontro fra la sua geniale inventiva e la società romana, che lo apprezzava e lo stimolava, ebbe origine la sua brillante carriera, che si sviluppò per quasi sessant'anni. Più di ogni altro il Bernini seppe tradurre, nell'abbandono patetico delle immagini religiose (Santa Teresa in estasi, cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria; statua della beata Ludovica Albertoni, San Francesco a Ripa) e nella grandiosità delle concezioni architettoniche, lo spirito del tempo.
Genio precocissimo, in un breve volgere di anni esaurì tutte le possibili esperienze culturali, da quelle della scultura ellenistica, di cui fu un abile reintegratore secondo il costume del tempo, a quella di Francesco Mochi (15801654), il più sensibile e libero scultore del Seicento (statua di Santa Veronica in San Pietro); riuscì così a creare il nuovo linguaggio della scultura barocca fondato sulla vitalità e il continuo movimento delle forme immerse nello spazio (Apollo e Dafne, Ratto di Proserpina, Giove fanciullo con la capra Amaltea, Roma, Galleria Borghese)
La scultura Neoclassica
Dopo la metà del XVIII secolo si sviluppò ma reazione contro l' estetica del barocco e la sua ultima derivazione, nota in tutta Europa con il nome di rococò.
I filosofi, sia cartesiani sia empiristi e sensisti, i critici, gli artisti e i loro committenti ritenevano artificiosa fantasia con cui erano trattati i modelli romani, che fin dal Rinascimento rappresentavano la fonte d'ispirazione ufficiale, e inoltre giudicavano eccessivo e frivolo il dinamismo che avvolgeva le forme in un ritmo sfrenato . Questa reazione, inizialmente limitata nelle sue manifestazioni, presentò due aspetti essenziali: da un lato un deciso ritorso al concetto della natura primitiva vera o presunta e una rivalutazione della sensibilità individuale, che daranno origine allo spirito del romanticismo e del realismo; dall'altro il ritorno al rigore geometrico e al gusto per un' antichità depurata dalle sovrapposizioni le erano state imposte dal gusto europeo a partire dal X V secolo. Queste due tendenze che costituirono la base degli sviluppi sviluppi del periodo che precedette il romanticismo.
Nel campo delle arti plastiche il neoclassicismo trionfò fino al 1825 circa, ritardando la fioritura del romanticismo che meglio rispondeva alla evoluzione generale del pensiero europeo, e che in un primo tempo si espresse timidamente sotto il velo delle forme classiche , prima di giungere a sostituirle in maniera definitiva. È necessario non dimenticare questo fatto di primaria importanza nel delineare lo sviluppo della dottrina neoclassica attraverso le principali creazioni di quel periodo.
Come spesso accade, una società molto raffinata si appassionò alle opere arcaiche, che apparivano a un tempo più naturali, più pure e più razionali. Gli importanti progressi realizzati durante il XVIII secolo nella conoscenza delle antiche civiltà del bacino mediterraneo favorirono l'affermarsi di un'estetica fondata sullo studio dei nuovi modelli, ritenuti qualitativamente superiori ai pezzi ellenistici fino allora imitati. A partire dagli inizi del secolo, gli studiosi cercarono di svelare il mistero della civiltà etrusca, mentre gli scavi intrapresi a Pompei e a Ercolano rivelavano le splendide decorazioni delle ville e delle abitazioni romane: gli oggetti esposti al Museo di Portici entusiasmarono esperti e amatori. Arditi viaggiatori scoprirono con meraviglia la nobile sobrietà dei templi dorici di Paestum e della Sicilia.
Non contenti di redigere le prime storie dell'arte partendo da queste scoperte di capitale importanza, gli archeologi, nutriti di cultura classica e filosofica, si trasformarono in teorici nell'intento di codificare la dottrina del bello ideale; secondo queste teorie lo studio delle opere dell'antichità (non più soltanto ellenistiche o romane ma anche egiziane, greche ed etrusche, considerate come le più vicine alla verità e alla perfezione), è superiore all'osservazione diretta della natura.
Pur adottando senza riserve il principio del ritorno all'antichità, e ripudiando le forme graziose del rococò, il dinamismo barocco e perfino certe libertà tradizionalmente ammesse nei confronti delle forme greco-romane dopo Vignola, Palladio, Raffaello, i Carracci e Poussin, i migliori artisti non si limitarono comunque a imitare i modelli offerti alla loro ammirazione dagli archeologi, ma seppero interpretarli, riuscendo a esprimere attraverso le loro opere il proprio temperamento. Si sviluppò così un nuovo stile europeo, imbevuto di maestosa grandezza e di austera sobrietà, di squisita leggerezza e di serena gravità, su una solida trama di elementi tratti soprattutto dal repertorio della Grecia e di Roma
La scultura italiana nel periodo neoclassico
La scultura è per sua natura la forma artistica in cui più facilmente si evidenziano i risultati positivi e negativi del gusto neoclassico. Tra i portati negativi c'è il sostituirsi dello studio del modello vivente con la copia dei gessi tratti dalle statue antiche, troppo spesso di qualità scadente. È questo il momento più debole dell'evolversi dello stile, nel quale illustri artigiani non creano ma traducono in freddi e levigati marmi bianchi il canone classico. Oltre che nella statuaria monumentale, nella ritrattistica l'espressione individuale diventa « tipo », così come le vesti contemporanee lasciano il campo a semplici drappeggi o alla completa nudità. La purezza sottile di linee e volumi di questa scultura, tendente a un'astrazione affine alla ricerca geometrica dell'architettura, non è esente da una certa freddezza e monotonia.
Si devono alla grande personalità di Antonio Canova (1757-1822) i più alti risultati della scultura neoclassica.
Il classicismo del Canova fu ben lontano dalla raziocinante frigidità del suo contemporaneo, il danese Bertel Thorwaldsen (1770 - 1844), anche lui attivo a Roma e rappresentante del classicismo più integrale.
Il Canova fu l'ultimo artista italiano di latitudine veramente europea. Non ebbe diretti allievi, ma molti seguaci e imitatori: e ancor più ne ebbe il Thorwaldsen che del Canova stesso era stato nel 1811 posto a capo della classe dell'Accademia di San Lucia. L'enorme influenza esercitata da questi e dal Canova determinò il dilagare del Neoclassicismo in tutta la penisola, da Roma dove ebbe le più copiose manifestazioni a Venezia, a Milano, a Torino, a Genova, a Napoli (dove è del Canova il cavallo del monumento a Ferdinando I in piazza Plebiscito).
Tra gli scultori del periodo degni di nota, c'è sicuramente il romano Giuseppe Ceracchi, che forse, avendo la possibilità di conoscerlo meglio, meriterebbe una considerazione più grande di quella che a tuttora gli è trubutata.
Ma a Roma vi è almeno un altro artista di cui ci si deve variamente occupare sia per il suo valore intrinseco sia per gli aspetti culturali che ha rappresentato: Adamo Tadolini (1788-1868), prediletto del Canova, suo fedele aiuto e discepolo.
La scultura dell'ottocento
Dopo l'influenza determinante del Canova. Canova e degli scultori neoclassici, alcuni artisti tentarono di rinnovare il gusto accademico imperante cercando la bellezza non più nei modelli classici, ma nella natura, e sottolineando la spiritualità interiore più che la perfezione esteriore della forma.
Caposcuola in questo senso fu Lorenzo Bartolini (1777-1850), il quale, come direttore dell'Accademia di Carrara e poi docente presso quella di Firenze, introdusse nell'insegnamento la copia da modelli viventi anzichè da calchi di statue antiche. Questa ricerca di verità trovò la sua migliore espressione nella tomba al conte Neipperg (Steccata di Parma) e nel monumento Demidoff (Firenze), mentre in altre opere, anch'esse celeberrime, come la Carità educatrice (Firenze, palazzo Pitti) e la Fiducia in Dio (Milano, Museo Poldi Pezzoli), un certo gusto patetico e sentimentale non basta a riscattare l'impostazione essenzialmente accademica. All'esempio di Bartolini si ispirarono Luigi Pampaloni (1791-1847), Pietro Magni (1817-1877) e Pietro Tenerani (1787-1869), ai quali l'abilità tecnica non impedì di cadere in un accademismo ancora neoclassico.
Colui che veramente raccolse l'eredità di Bartolini fu Giovanni Duprè (1817-1882), maestro indiscusso dell'ambiente toscano, studioso della scultura del Rinascimento, le cui opere (Caino, Abele morente, entrambe alla Galleria d'arte moderna di Firenze; Pietà, Siena, Cimitero della misericordia) non raggiunsero mai una vera sintesi per eccesso di minuzia descrittiva e di finitezza nei particolari. Un tono appena più commosso contraddistingue la perfezione accademica della Saffo abbandonata (Roma, Galleria d'arte moderna).
Nell'ambito della scultura romantica sono da ricordare Tito Sarocchi (1824-1900), Pio Fedi (1816-1892) e Carlo Marocchetti (1805-1867): questi, attivo anche in Francia e autore di numerosi monumenti celebrativi, diede il suo capolavoro nell'Emanuele Filiberto a Torino, che è la più insigne statua equestre dell'Ottocento italiano. Rispetto alla retorica declamatoria di tanti monumenti ottocenteschi, questo si distingue per equilibrio compositivo e compostezza formale. Notevoli anche i numerosi busti-ritratto di illustri personaggi, nonostante l'eccesso di verismo nella resa dei particolari.
Poco più che abili mestieranti furono altri scultori di gusto romantico, ancora legati a forme neoclassiche, come Vincenzo Luccardi (1811-1876), Girolamo Masini (1840-1885), autore del famoso monumento a Cola di Rienzo (Roma) animato da una certa foga romantico-verista, e i lombardi Alessandro Pattinati (1801-1872), Antonio Tantardini (1829-1879) e Giovanni Strazza (1818-1875). Di ben altro livello fu l'opera del ticinese Vincenzo Vela (1820-1891), di gusto romantico ma anche realista, ottimo nei ritratti di ritmo misurato e di sobria espressività, autore del celebre Napoleone morente (1866; castello di Versailles) che ebbe grandissima popolarità e fama internazionale. Anche nelle opere a contenuto sociale, dallo Spartaco 1874; Ligornetto, Museo Vela) alle Vittime del lavoro (1883; Roma, Galleria nazionale d'arte moderna), Vela evitò la retorica compiacenza su questi temi ottenendo cospicui valori artistici per contenutezza di espressione e sicurezza di modellato. Diverso è invece il caricato verismo dell'opera di Achille D'Orsi (1845-1929), che oscilla dalla tematica sociale del Proximus tuus (Roma, Galleria nazionale d'arte moderna) alle scenette di genere sul tipo dei Parassiti (Firenze, Galleria d'arte moderna).
Nello stesso ambiente napoletano in cui operava D'Orsi
- tralasciando artisti minori quali Stanislao Lista (1824-1908), e Raffaello
Belliazzi (1835-1917) - si inserisce l'opera di Vincenzo Gemito (1852-1929), una
delle poche figure di statura europea della scultura ottocentesca italiana. La
sua vena pittoresca e felicemente espressiva si manifestò nelle figure che
popolavano la minuta realtà napoletana, come l'Acquaiolo (Roma, Galleria
nazionale d'arte moderna), il Pescatore (Firenze, Bargello) e il Malatiello
(Napoli, Museo di San Martino), trattate con bozzettistica spontaneità, seppure
talvolta intaccate da effetti facili e descrittivi. Cosicché, nonostante
l'impeccabile mestiere e il gusto sicuro delle sue realizzazioni, tra cui ottimi
i ritratti, l'opera di Gemito resta confinata in un ambiente e in un ambito
culturale provinciali.
D'altra parte non trascende il limite della cultura provinciale neppure l'opera
di Adriano Cecioni (1836-1886), critico e polemista legato al gruppo dei
macchiaioli, e unico scultore tra quegli artisti; le sue opere più note: il
Bambino con il gallo (Firenze, Galleria d'arte moderna) e La madre (Roma,
Galleria nazionale d'arte moderna), pur nella sicurezza del modellato e nel
piglio spontaneo, non riescono a superare il carattere bozzettistico e di
genere. Seguirono lo stile e le idee di Cecioni Augusto Passaglia (1837-1918),
Augusto Rivalta (1835/37-1925) e Giovanni Focardi (1842-1903), tutti attivi in
Toscana.
Pur ristretto nell'ambito regionale lombardo il movimento letterario e artistico
della scapigliatura tentò di scuotere polemicamente l'ambiente accademico dell'
epoca sia nel campo della poesia e del teatro sia in quello delle arti
figurative. Al movimento appartennero alcuni scultori, tra cui emerge Giuseppe
Grandi (1843-1891), artista espertissimo e di sicuro mestiere, che diede la sua
opera più complessa e più celebre nel monumento alle Cinque Giornate a Milano,
anche se sono forse più apprezzabili i bozzetti e le sculture di piccole
dimensioni e i suoi sapienti ritratti. Le caratteristiche più significative
della sua arte - l'audace modellazione, gli effetti di luce simili a quelli
ottenuti dai pittori scapigliati che provocano lo sfaldarsi dei piani nell
'atmosfera, l'espressività del gesto - si rintracciano nel piccolo bronzo del
Maresciallo Ney (Milano, Galleria d' arte moderna), opera veramente unica nella
tradizione scultorea dell'Ottocento italiano. A Grandi si può riallacciare
l'attività di artisti lombardi quali Ernesto Bazzarro (1859-1937),
Paolo Troubetzkoy
(1866-1938), noto per una serie cospicua di bronzetti e ritratti, e Leonardo
Bistolfi (1859-1933).
L'artista che raccolse veramente le migliori suggestioni di Grandi, portando la scultura italiana a livello europeo, fu Medardo Rosso (1858-1928), formatosi in Lombardia ma attivo anche in Francia, dove si recò nel 1884 venendo a contatto con l'ambiente impressionista. Già prima dell'esperienza francese la cultura lombarda aveva dato a Medardo Rosso i presupposti della sua originale visione artistica. A contatto con l'opera degli scapigliati, egli elaborò nel mezzo scultoreo un gusto analogo per gli effetti luminosi e le vibrazioni atmosferiche che dissolvono la forma plastica, riuscendo a ottenere nella scultura effetti che sembravano propri e raggiungibili solamente nella pittura. In questo senso l'esperienza dell'impressionismo fu determinante per lui. Come egli stesso ebbe a dire « quello che importa in arte è far dimenticare la materia », e infatti questo scopo è raggiunto nelle sue opere spesso modellate in cera, una materia così tenera e traslucida che si presta a fermare anche l'impressione più fuggevole - Bimbo malato (Milano, Galleria d'arte moderna), Ecce puer (Venezia, Galleria internazionale d'arte moderna), Conversazione in giardino, Donna che ride (Roma, Galleria nazionale d'arte moderna) - ma anche nei bronzi trattati in maniera da annullare ogni impressione di peso e di consistenza volumetrica, come il Bersagliere con la morosa (Roma, Galleria nazionale d'arte moderna) e il Bookmaker (Milano, Galleria d'arte moderna).
Trascurabili in ogni senso, ma incombenti per notorietà e per la loro produzione sfacciatamente retorica nei monumenti celebrativi del secondo Ottocento, furono Giulio Monteverde (1837-1917), autore del monumento a Vincenzo Bellini a Catania, Ettore Ferrari (1845-1929), Ernesto Biondi (1855-1917), Francesco Jerace (1854-1937), Mario Rutelli (1859-1943), Raffaello Romanelli (1856-1928), Cesare Zocchi (1875-1922), autore del monumento a Dante Alighieri che si trova a Trento, Davide Calandra (1856-1915), Alfonso Balzico (1825-1901), e quell'Enrico Chiaradia (1851-1892), autore del mastodontico monumento equestre di Vittorio Emanuele al Vittoriano di Roma, simbolo del gusto e della retorica patriottarda dell'epoca.
La scultura del novecento
In Italia il rinnovamento della scultura diede risultati notevoli nel nuovo secolo, dopo le già citate esperienze impressioniste di Medardo Rosso e quelle futuriste di Umberto Boccioni. Tralasciando artisti ancora legati alla scuola del vecchio realismo, come Evaristo Boncinelli (1883-1948) e Angelo Zanelli (1879-1942), autore del grande fregio del Vittoriano a Roma, un posto a parte occupa la figura di Adolfo wildt (1868-1931), vero virtuoso del marmo nelle sue composizioni grevi di suggestioni simboliche (Trilogia, Milano, Villa reale; la Concezione, Milano, Museo della scienza e della tecnica) e vibranti di trasparenze floreali, come nei metafisici ed esangui ritratti. Toccato dalle esperienze futuriste di Boccioni fu Roberto Melli (Signora dal cappello nero, Roma, Galleria nazionale d'arte moderna), mentre notevoli influenze francesi sono rintracciabili nell'opera liberamente tradizionale di Andreotti.Libero Andreotti (1875-1933). Nell'ambito del rinnovato classicismo si espressero Romano Romanelli (1882-1968), autore di monumenti e notevoli ritratti, e ancora Alfredo Biagini (1886-1952), Arturo Dazzi, Italo Griselli, Attilio Selva.
Ben altra importanza assume nella prima metà del secolo la personalità di Arturo Martini (1889-1947), creatore inesauribile e virtuoso di ogni tipo di materiale, dalla creta al legno, alla pietra, al bronzo. Narratore di vena sempre fresca, sembra talvolta riscoprire antichi mondi mediterranei (La lupa, Vado Ligure, Casa Martini; La sete, Milano, Galleria d'arte moderna), mentre altre volte si rifugia in una lirica intimità nei deliziosi bozzetti in terracotta (Gli acrobati, Intra, Collezione Rosmini; Attesa, Vado Ligure, Casa Martini; Chiaro di luna, Anversa, Museo di scultura) e nei sensibili ritratti.
Mentre la produzione di Martini appare dunque varia e imprevedibile, quella di Marino Marini (1901-1980) appare concentrata quasi esclusivamente su un unico tema, quello del Cavallo e del Cavaliere (New York, Museo d'arte moderna; Milano, Collezione Jucker; Rotterdam, Museo Boymans; Dusseldorf Kunstmuseum). Sono figure e gruppi che hanno la forza e il fascino di prodotti di antichissime civiltà, nei quali si ravvisano reminiscenze etrusche e romaniche, eppure risultano di straordinaria modernità per il supremo dominio dello spazio e la superba astrazione formale.
Temperamento più lirico e delicato è quello di Francesco Messina (1900-1995), tecnico eccezionale, che si pone quale ultimo erede della tradizione classica del Rinascimento nelle sue delicate figure in terracotta o in bronzo (Beatrice, Milano, Collezione privata) e nei pacati e sereni ritratti. Giacomo Manzù (1908-1991) sembra ricollegarsi inizialmente agli ultimi risultati dell'impressionismo del Rosso, ma il luminoso lirismo delle prime opere viene ben presto superato in virtù di un plasticismo più contenuto e severo e di una maggiore sintesi formale (Bambina sulla sedia, Milano, Raccolta privata d'arte moderna; Cardinale, Roma, Galleria nazionale d'arte moderna). Una vivissima partecipazione umana anima tutte le opere di Manzù, i sensibilissimi ritratti, le affascinanti figure femminili, come pure i rilievi con Crocifissioni e Deposizioni raccolte e dolenti, nei quali l'artista dispiega tutte le sue qualità di bronzista eccezionale nella trattazione pittorica dei volumi e della luce. Questi caratteri della scultura di Manzù appaiono veramente sublimati in quello che è forse il suo capolavoro, la porta laterale in bronzo della basilica di San Pietro a Roma (porta della Morte, 1962), e in quella del duomo di Rotterdam (1968).
Ancora figurativo, Emilio Greco (1913-1995) ha creato eleganti figure, soprattutto femminili, dall'espressione talora ambigua e inquietante, con una tecnica sempre raffinatissima (Anna, Milano, Galleria d'arte moderna).
Una passionale foga espressionista prevale chiaramente nelle opere del primo periodo figurativo di Mirko Basaldella (1910-1969, David, Roma, Galleria nazionale d'arte moderna), passato poi all'astrattismo, senza nulla perdere però della violenza formale che lo contraddistingue (cancellata per le Fosse Ardeatine).
In Italia l'affermazione dell'astrattismo nella scultura fu lenta e progressiva, e molti artisti oscillarono a lungo tra figurativo e astrazione. Questa situazione è evidente nelle opere di Marcello Mascherini (1906-1983), di Pericle Fazzini (1913-1987), di Luigi Broggini (1908-1983),
Il vero inizio dell'astrattismo in Italia può però datarsi 1930 quando Lucio Fontana tenne a Milano la sua prima "personale" di scultura astratta; mentre forme sempre più semplificate e pure sono create da Alberto Viani (1906-1986), memore dell'esempio di Arp, in marmi di eccezionale purezza, ove il ricordo dell'archetipo umano si stempera in curve fluide e superfici luminose (Cariatide, Venezia, Ca' Pesaro). Gli esseri reali di Agenore Fabbri (1911-1998) sono snaturati e drammatizzati dalla trattazione a piani aguzzi e spezzati, di una crudele spigolosità (L'uomo di Hiroshima, Venezia, Ca' Pesaro), ma il passo decisivo sulla via dell'astrattismo è compiuto da Umbero Mastroianni (1910-1998; Il cavaliere alato, Torino, Galleria d'arte moderna), la cui visione libera nello spazio è pienamente nuova e originale; da Luciano Minguzzi (1911-2004) con le sue fragili composizioni di fili di metallo (Pas de quatre, Milano, Collezione privata) ; da Francesco Somaini (1926-2005) e da Umberto Milani (1912-1969). Tra i risultati più apprezzabili di questa tendenza sono da annoverare le opere di Pietro Cascella (nato nel 1920), geometrici incastri di ruvida pietra, di primordiale risonanza; quelle di Pietro Consagra (1920-2005), che anima di improvvise lacerazioni le sue composizioni di sottili lastre metalliche; e infine quelle dei fratelli Arnaldo Pomodoro (nato nel 1926) e Giò Pomodoro (1930-2002) , creatori di un nuovo linguaggio in rilievi palpitanti di sottili corrispondenze tra i minuti elementi geometrici che li compongono (Terra e sole, Torino, Galleria d'arte moderna; Colonna del viaggiatore, Collezione Nelson A. Rockefeller).
Un ulteriore allargamento del ventaglio dei materiali della scultura si registra nella seconda metà del Novecento. Nei primi anni Sessanta i minimalisti utilizzano elementi modulari e per lo più di asettica produzione industriale privi di qualsiasi contenuto specifico; essi lavorano sul ritmo o su variazioni iterate della struttura modulare di base rifiutando qualsiasi interiorità ed emotività della forma scultorea, allontanando ogni espressione individuale e gusto della piacevolezza a vantaggio dell'essenzialità esecutiva.
Un'estrema libertà di sperimentazione materica si ritrova nell'ambito variegato dell'Arte Povera e dell'arte concettuale. Negli anni Sessanta Pino Pascali realizza Bachi da setola con spazzoloni colorati. Nella Venere degli stracci (1967) Michelangelo Pistoletto contrappone alla Venere classica, proposta in una banale copia in gesso collocata di spalle, una montagna disordinata di stoffe e stracci. Con una serie di palle di cemento disposte per terra Alighiero Boetti compone il suo autoritratto: lo che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969. Mario Merz, crea i suoi celebri Igloo in terra, vetro e tubi fluorescenti; Gilberto Zorio, realizza opere in ghiaccio colorato chimicamente, o impresse sul cuoio; Jannis Kounellis (di origine greca, ma da anni residente in Italia), realizza grandi sculture in ferro e carbone, o in piombo; Giuseppe Penone, con i suoi tronchi sezionati e pazientemente lavorati rende evidente la struttura dei condotti linfatici.
Negli ultimi decenni del Novecento si è assistito anche al riemergere di tendenze espressionistiche, con le opere di artisti come Mimmo Paladino, membro del gruppo della Transavanguardia.